INTERROGAZIONE AL MINISTRO DEL LAVORO SUL TRASFERIMENTO DEI LAVORATORI VODAFONE DI IVREA

Vodafone Italia S.p.a. è un’azienda che utilizza parecchie risorse per promuovere iniziative pubbliche e interne all’azienda a favore delle pari opportunità e contro ogni tipo di discriminazione e per dotarsi di un’autoregolamentazione etica; sul sito della società si può leggere “La parità di trattamento delle persone di Vodafone Italia si concretizza nel garantire, a partire dalla fase di selezione e in tutte le attività svolte, la non discriminazione per motivi di razza, sesso, nazionalità, orientamento sessuale, status sociale, apparenza fisica, religione e orientamento politico”; in tutte le sue sedi Vodafone ha gruppi di lavoro nei quali non solo i responsabili, ma gli stessi colleghi vivono e lavorano in nazioni diverse tra loro, incentiva il ricorso allo smart working, che è lo svolgimento del proprio lavoro al di fuori dell’ufficio e senza orari imposti, così da migliorare il bilanciamento tra lavoro e vita personale;

tuttavia, come riferiscono fonti sindacali e fonti stampa, nei mesi scorsi l’azienda ha deciso di trasferire 13 lavoratrici con mansioni di CDE nella sede di Milano. L’azienda ha poi deciso di trasferire da Ivrea a Milano altri 17 lavoratori;

l’annuncio dell’apertura di una procedura di trasferimento collettivo, la maggior parte donne, è stato dato dall’azienda nell’incontro con le organizzazioni sindacali di lunedì 29 maggio in Confindustria Canavese;

le persone da trasferire comprendono il gruppo che, a Ivrea, aveva promosso e vinto una causa contro l’esternalizzazione, 10 anni fa, di 914 lavoratori in tutta Italia verso Comdata Care. A questi, si aggiungono altri lavoratori definiti “parzialmente collegabili” cioè con esenzioni parziali per lavori alla risposta;

i lavoratori sulla sede di Ivrea che avevano promosso la causa avevano cominciato in 43 e in 17 avevano resistito fino alla fine. Tra questi, alcuni fanno riferimento al sindacato Cobas. Circa un anno fa, dopo il pronunciamento della magistratura, la multinazionale aveva dovuto reintegrare i lavoratori perché, per la sentenza dei giudici, gli effetti di quella cessione non c’erano mai stati;

così oggi il fatto che sia quel gruppo di lavoratori a dover andare a Milano, fa dire esplicitamente al coordinamento nazionale Cobas di Vodafone che si tratta di una discriminazione sia sotto il profilo delle persone che sotto il profilo del sindacato;

i sindacati hanno riferito, inoltre, che tra i lavoratori coinvolti, ci sono anche 4 lavoratrici con problemi di salute;

il sindacato Cobas ha già annunciato che impugnerà la procedura di trasferimento; lo stesso ha dichiarato la responsabile territoriale Slc-Cgil, e nel comunicato unitario delle segreterie si legge “E’ davvero inaccettabile che una multinazionale che produce utili considerevoli si accanisca contro i Lavoratori la cui unica colpa, se può esser considerata tale, è stata quella di portare avanti un proprio diritto soggettivo sino a vedersi riconosciuta la ragione da un tribunale di questo paese. Ora davvero la misura è colma”

Ho presentato una interrogazione al Ministro del Lavoro per sapere quali iniziative intenda assumere, per quanto di propria competenza,  al fine di verificare la conformità delle condotte indicate in premessa con la normativa lavoristica, le disposizioni in materia antidiscriminatoria e il diritto alla salute.

Giorgio