INCENDI IN VAL SUSA: ANNULLARE LA RIFORMA MADIA E RICOSTITUIRE IL CORPO FORESTALE DELLO STATO. INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

 

Interrogazione a risposta scritta

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

premesso che:

la Val di Susa è stata devastata dagli incendi, che hanno mandato in cenere centinaia di ettari di bosco, hanno messo a rischio la sopravvivenza di centri montani e hanno fatto evacuare centinaia di persone, compresi i circa 200 pazienti di una casa di cura.

il primo rogo è scoppiato domenica 22 ottobre a Bussoleno, in località Calusetto. Si pensava all’inizio che si trattasse di fiamme che potevano essere circoscritte nel giro di poco tempo, invece si è verificato un danno incalcolabile;

quanto accaduto ha fatto tornare gli interrogativi che erano già emersi in estate, quando in Campania le fiamme hanno avvolto buona parte del Parco nazionale del Vesuvio;

le responsabilità degli incendi vanno certamente individuate nella mano dell’uomo, perché è chiara la natura dolosa del disastro. Ma va evidenziato anche come ci siano palesi difficoltà sul fronte degli interventi;

Silvano Landi, ex generale del Corpo Forestale dello Stato in pensione ed ex direttore della Scuola di Cittaducale, dove è stato docente per generazioni di forestali, e in passato anche docente universitario di lotta agli incendi ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Stampa, nella quale spiega che «è stato un anno disastroso sul fronte degli incendi», anche per colpa della «disorganizzazione»;

Landi ha dichiarato: «Quest’estate in Abruzzo i boschi del monte Morrone sono bruciati per venti giorni consecutivi, altrettanti al monte Giano, ora in Val di Susa. Ritengo che in parte la colpa dipenda dalla riforma Madia, con il passaggio di consegne dal Corpo forestale agli altri corpi, i carabinieri e i vigili del fuoco, la cui specificità erano fino a poco tempo fa le città e gli edifici, non i boschi»;

l’ex generale lamenta una scarsa preparazione e denuncia il fatto che i mezzi restano fermi: «Ogni giorno ricevo lettere di ex forestali, transitati nei pompieri, che non vengono impiegati per gli incendi boschivi. Tra loro ci sono anche piloti. E, per problemi burocratici, una parte degli elicotteri passata ai vigili del fuoco non si è alzata in volo. Problemi che probabilmente si risolveranno, ma non si deve perdere tempo»;

l’errore, secondo Landi, è pensare che per spegnere gli incendi siano sufficienti lanci d’acqua dal cielo, ma non è così, perché bisogna affiancare altri interventi a terra che richiedono preparazione anche dei volontari, che purtroppo invece a volte non hanno specializzazioni, e occorre fare la prevenzione;

la prevenzione comporta avere un censimento aggiornato delle risorse idriche, conoscere i sentieri per poter penetrare nel bosco quando c’è l’emergenza, sfruttare tecnologie come il telerilevamento, fare turni di vigilanza, educare ai comportamenti corretti da tenere nel bosco. Invece, uno dei problemi del passaggio di consegne è che i comandi dei vigili del fuoco sono in genere nei capoluoghi, mentre i forestali stavano più vicini ai boschi;

è ormai chiaro che la scioglimento del Corpo forestale dello Stato ha disperso un enorme patrimonio di professionalità, competenza e specializzazioni. In questo momento ci sono tanti ex forestali trasferiti presso altre amministrazioni dello Stato, ad esempio le sovrintendenze ai beni archeologici, mentre abbiamo bravi carabinieri, ma senza esperienza e professionalità specifica che devono fare anche i forestali;

per sapere:

se non intenda annullare la riforma Madia, ricostituendo al più presto il disciolto Corpo forestale dello Stato o provvedendo ad un intervento che possa risultare equivalente, nella consapevolezza di aver commesso un errore dalle conseguenze devastanti.

Giorgio Airaudo