DL LAVORO AUTONOMO: BOCCIATURA EMENDAMENTO FOODORA CHE RICONOSCEVA DIRITTI A LAVORATORI GIG ECONOMY E’ ATTO GRAVE. PARLAMENTO HA PERSO OCCASIONE PER RESTARE IN SINTONIA CON IL LAVORO REALE

Bocciando l’emendamento di Sinistra Italiana sui rider/fattorini di Foodora, il Parlamento ha perso oggi un’occasione per dare una prima risposta ai tanti giovani, e non solo, che lavorano nella Gig Economy o come viene detto in maniera sbagliata, economia dei lavoretti perchè,  per loro, è un vero e proprio lavoro, per di più con tutte le caratteristiche di un lavoro subordinato.

Con la bocciatura del nostro emendamento questi lavoratori continueranno ad essere soli nella richiesta di maggiori diritti e un lavoro decente nonostante le tante dichiarazioni di solidarietà mediatiche ottenute trasversalmente nelle scorse settimane. Noi non li lasciamo soli presentando una proposta di legge che li riguarda.  La maggioranza e il Governo in nome dei piccoli passi arrivano in ritardo e male a riconoscere parziali diritti al lavoro autonomo, perdono l’occasione di sancire il diritto alla disconnessione e rimangono sordi e ciechi di fronte a quelli che sono i falsi lavori autonomi.

Giorgio

 

Intervento in Aula su emendamento per “diritto alla disconnessione”:

Intervento in Aula su emendamento per diritti lavoratori Foodora

 

FOODORA: MAGGIORANZA E GOVERNO APPROVINO EMENDAMENTO DI SINISTRA ITALIANA PER DARE DIRITTI AI LAVORATORI DI FOODORA E DELLA GIG ECONOMY

La maggioranza e il governo approvino l’emendamento di Sinistra Italiana al DL sul lavoro autonomo e flessibile che riconosce diritti ai lavoratori di Foodora e a tutti quei giovani incastrati nella GIG economy, o economia dei lavoretti. Una prima parziale risposta a chi vive la precarietà del lavoro e del reddito.

Anche in Italia si sono diffuse nuove pratiche che hanno sfruttato l’evoluzione tecnologica stravolgendo il lavoro autonomo al fine di accrescere le diseguaglianze e sfruttare il lavoro.

Accanto alla crescita dei servizi prestati ai clienti è cresciuta la diminuzione di salario e di tutele nei confronti dei lavoratori. Questi lavoratori non hanno quindi alcun diritto a ferie, copertura per infortuni o malattie pagate. L’approvazione del nostro emendamento è un modo concreto e tempestivo per contrastare il caporalato digitale e l’ultra precarietà di un lavoro con un livello di retribuzione troppo basso e senza diritti.

Giorgio

Roma, 8 marzo 2017

FCA/FIAT: MARCHIONNE METTE IN STANDBY L’ITALIA TOGLIENDO A POMIGLIANO LA PRODUZIONE DELLA PANDA E IMMAGINANDO UN FUTURO DA “CARROZZIERI” CON ALFA E MASERATI PER GLI STABILIMENTI ITALIANI.

Sul futuro delle produzioni nel nostro Paese, a partire da quelle dello stabilimento di Pomigliano, preoccupano le parole di Marchionne oggi a Ginevra.

Dopo aver “esportato” Fiat/ FCA in USA e aver portato la sede legale e fiscale tra l’Olanda e la Gran  Bretagna pre Brexit, ora Marchionne vuole, togliendo  la Panda all’Italia e a Pomigliano, trasformare la ex Fiat Italiana da produttore generalista di autoveicoli ad una carrozzeria del lusso con tutti i rischi di volubilità dei volumi e del mercato tipici di queste nicchie.

Preoccupa ancora di più il silenzio del Governo sulle politiche industriali e occupazionali di FCA e sugli impegni per il nostro Paese.  Silenzio in perfetta continuità con i governi che li hanno preceduti. La  Fiat in Italia si visita prima delle elezioni. Lo hanno fatto sia Renzi che Monti, si accolgono le sue richieste e si va in America ad omaggiarli ma non si chiede mai nulla per i lavoratori italiani e per l’Italia.

Ricordo a Calenda e Gentiloni che l’automotive è un settore  strategico per il nostro Paese. In tutto il mondo i governi hanno svolto un ruolo fondamentale per salvaguardare le imprese nazionali e l’occupazione, solo l’Italia ha lasciato “fuggire” il proprio produttore e il lavoro. Basta con la codardìa!

Giorgio

 

 

VOUCHER: NECESSARIA ABOLIZIONE E NUOVO STRUMENTO CHE CONTRATTUALIZZI IL LAVORO OCCASIONALE. GOVERNO FISSI AL PIU’ PRESTO LA DATA DEL REFERENDUM.

I voucher sono uno degli strumenti che hanno impoverito il lavoro rendendo ancora più fragili e precari i giovani lavoratori e le fasce più deboli della nostra società. Hanno esteso la precarietà, le diseguaglianze e l’insicurezza sociale. Per questo non possono essere riformati e non bastano operazioni di correzione.

Il Parlamento li può abolire come chiesto da Sinistra Italiana, unica forza politica ad aver presentato una proposta abrogativa, o saranno gli italiani a farlo con il prossimo referendum.

Dopo il referendum è necessario creare un nuovo strumento che contrattualizzi il lavoro occasionale. Le altre proposte di legge di diversa regolamentazione dei voucher e/o di correzione sono più legate alla campagna elettorale o congressuali che agli interessi dei nuovi precari dei voucher.

Il governo rispetti i tanti cittadini che hanno chiesto il referendum sul lavoro e fissi al più presto la data per il voto referendario. Sinistra Italiana chiede da tempo l’unificazione in un election day del voto amministrativo con i referendum sociali promossi dalla CGIL.

Il governo è in ritardo.

Giorgio

PMT DI PINEROLO: TUTELARE L’OCCUPAZIONE E CAMBIARE LA NORMATIVA PER GARANTIRE IL SOSTEGNO AL REDDITO ANCHE NEI PERIODI DI ESERCIZIO PROVVISORIO

Ho presentato un’interrogazione per chiedere che il Governo intervenga per salvaguardare l’occupazione della PMT Italia Spa di Pinerolo, con circa  200 lavoratori,  che  è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Torino  31 gennaio 2017 e per la quale il Tribunale ha disposto l’esercizio provvisorio di impresa.

Attualmente è in corso una trattativa con azienda della Repubblica Ceca per acquisizione PMT, senza che al momento vi siano certezze nella salvaguardia dei posti di lavoro.

La vicenda della PMT è paradigmatica della gravissima crisi industriale che coinvolge nel nostro Paese l’intero sistema produttivo, che produce dispersione di altissime professionalità e la continua acquisizione di know how da parte di acquirenti stranieri che al contempo non garantiscono in alcun modo i livelli occupazionali.

L’esercizio provvisorio è stato avviato a febbraio con 42 lavoratori impiegati, mentre altri 178  sono stati sospesi senza alcun sostegno al reddito.

Si rende pertanto assolutamente necessario a tutela dei lavoratori PMT, che il Governo proceda a modifiche normative che reintroducano ammortizzatori sociali di tipo conservativo al fine di  garantire un sostegno al reddito dei lavoratori anche nella fase di transizione dell’esercizio provvisorio.

Giorgio

 

 

Testo dell’interrogazione presentata:

Interrogazione_PMT_Airaudo_16_02_2017

 

ANCHE BOERI (INPS) CONFERMA CHE I VOUCHER NON SONO SERVITI A COMBATTERE IL LAVORO NERO

 

L’audizione in commissione Lavoro del Presidente dell’Inps Boeri, ha rotto l’ipocrisia che voleva i voucher come lo strumento per far emergere e combattere il lavoro nero.

Ma allora, se così non è stato, come lo stesso Boeri ha confermato, a cosa sono serviti?

I voucher hanno svalutato il valore del lavoro e aumentato la ricattabilità dei lavoratori, non è un problema di controlli come qualcuno vuole fare credere.

I voucher hanno esteso la precarietà, le diseguaglianze e l’insicurezza sociale.

Penso che sia urgente e necessario abolirli, adottando un nuovo strumento che permetta di contrattualizzare e tutelare il lavoro occasionale all’interno di una cornice di regole chiare e non aggirabili.

Giorgio

REFERENDUM SOCIALI CGIL: GOVERNO IN RITARDO SU DATA REFERENDUM, DA OGGI OGNI GIORNO CHIEDEREMO IN AULA CHE VENGA FISSATO REFERENDUM

Il governo rispetti i tanti cittadini che hanno chiesto il referendum sul lavoro e fissi la data per il voto referendario. Sinistra Italiana chiede da tempo l’unificazione in un election day del voto amministrativo con i referendum sociali promossi dalla CGIL. Il governo è in ritardo. Da oggi, ogni giorno, alla fine della seduta della Camera dei Deputati, i deputati di Sinistra Italiana prenderanno la parola a turno per chiedere che il governo fissi la data per il voto.
Giorgio
Il mio intervento alla Camera

La sinistra che vogliamo

La sinistra che vogliamo

Il Manifesto

– Giorgio Airaudo e Giulio Marcon, 26.01.2017

 Il «laboratorio» della sinistra è ormai partito. Il 28 gennaio si riunisce Possibile, a febbraio il primo congresso di Sinistra Italiana e ad aprile il congresso di Rifondazione Comunista. Nel frattempo il 21 gennaio è svolta l’assemblea dei Comitati per il No e l’11 (a Roma) e il 18 dicembre (a Bologna) si sono riunite le reti delle liste civiche e delle associazioni. In primavera si terranno i referendum promossi dalla Cgil. E le elezioni politiche sia che si tengano a giugno che a febbraio del 2018 sono alle porte. Ci sono alcuni punti su cui riflettere.

Primo. La crisi perdura in modo feroce. La profezia di Krugman di una lunga stagnazione dopo gli anni del crollo si sta avverando. Non sarà lo zero virgola a cambiare le cose nei prossimi mesi e anche le locomotive del Pil mondiale arrancano. In Italia le cose vanno peggio.

A questi tassi di crescita, ci vorrà ancora una decina d’anni per tornare allo stesso livello del Pil del Nel frattempo il Censis ci dice che 10 milioni di italiani rinunciano a curarsi per mancanza di soldi, l’Istat che più di un giovane su tre non ha lavoro e che la povertà assoluta è tornata a crescere: 4milioni e 600mila italiani nel 2016.

Secondo. L’Europa. È diventata nel corso di questi anni non la soluzione, ma parte del problema. Uscire dall’euro risolverà i problemi? Fare l’euro senza politiche comuni è stato un grave errore. Ma è un errore anche pensare che senza euro sarebbe possibile tornare a fare politiche keynesiane. Se si dovesse uscire dall’euro il segno sarà quello della destra nazionalista e non quello della sinistraradicale. I lavoratori hanno pagato un enorme prezzo per entrare nell’euro: non gliene facciamo pagare un altro per uscirne.

Serve un «aggiustamento radicale», dice Varoufakis: politiche comuni, democratizzazione della Bce, conferenza del debito, ecc. Non ci sono i rapporti di forza? Perché ci sono forse i rapporti di forza per uscire dall’euro senza il rischio di una catastrofe sociale?

Terzo. L’Italia ha sofferto più di altri questa crisi, ma l’ha affrontata con gli stessi strumenti del neoliberismo europeo ed atlantico: riduzione della spesa pubblica, precarizzazione del lavoro, privatizzazioni, mercato. Prima con la tecnocrazia di Monti, poi con il populismo dall’alto di Renzi, le politiche seguite sono state le stesse: quelle neoliberiste, con risultati economici catastrofici, conseguenze sociali drammatiche, un sistema industriale devastato. Le imprese italiane sono state svendute al miglior offerente o (come la Fca/Fiat) se ne sono andate: il nostro paese è diventato una sorta di bad company del modello neoliberista globale.

Quarto. Il Pd Renzi o non Renzi ha alzato bandiera bianca di fronte alla destra. Ed è questo che rende impossibile alcuna coalizione o le primarie con un partito che ha fatto politiche neoliberiste. C’è una mutazione strutturale e irreversibile che ha trasformato il Pd, da «partito» di centro-sinistra a «partito della nazione», coacervo di comitati elettorali. La minoranza del Pd che ha alternato afonia politica ed errori madornali appare assolutamente ininfluente e residuale.

Quinto. Il centro-sinistra è morto. Dobbiamo invece costruire una sinistra alternativa, fondata sull’autonomia e non sull’opportunismo di alleanze spurie. Il congresso di Sinistra Italiana può dare un decisivo contributo, ma senza autosufficienza. Solo un campo aperto di una politica diffusa e plurale fatto di partiti, movimenti, associazioni, liste civiche, territoriali, organizzazioni del lavoro, ecc. può ricostruire una cultura politica che si sottrae ad un politicismo rifiutato da chi a sinistra non va più a votare. Si tratta poi di prepararsi alle imminenti elezioni. In coalizione con questo Pd non si può andare. E nemmeno con tre più liste diverse alla sinistra del Pd o con una lista frutto di accordi dell’ultimo minuto.

Serve da subito un processo di contaminazione capace di costruire una cultura politica comune fondata sull’autonomia ed un progetto convincente di trasformazione. E serve una leadership corale capace di federare e di interpretare anche con la propria storia personale nelle lotte sociali e per i diritti- la volontà di unità e di cambiamento che ci ha consegnato il voto del 4 dicembre. A queste condizioni è possibile mantenere aperta la costruzione di una sinistra capace di dare voce alle domande di cambiamento del paese.