Airaudo a Repubblica.it: le contraddizioni di Marchionne

“Fino a poche settimane fa responsabile del settore auto per la Fiom, ora candidato alla Camera con Sel, Giorgio Airaudo era in platea al teatro Carignano di Torino per ascoltare l’intervista del direttore di Repubblica Ezio Mauro all’amministratore delegato della Fiat. “Lo schema di Marchionne è sostenere che non ci si possono permettere diritti e libertà se si vuole competere con il mondo”, dice Ariaudo. E all’accusa dell’ad secondo cui le bandiere rosse fuori dagli stabilimenti spaventano gli investitori esteri, l’ex sindacalista risponde: “Sono sciocchezze, propaganda come sull’articolo 18”

Repubblica.it

Diamo voce al lavoro

In queste giornate di campagna elettorale incontro spesso gruppi di lavoratori che vogliono confrontarsi, cosa non nuova per uno che ha sempre fatto il sindacalista. La differenza questa volta è che io sono lì a raccontare le ragioni della scelta di candidarmi.

Il perché lo vado ripetendo in ogni occasione: le lavoratrici e i lavoratori sono stati lasciati soli dalla politica di questi anni. Non che essa non si sia occupata di loro, il problema è che quando lo ha fatto è stato per ridurne i diritti, le garanzie, la rappresentanza.
A me piace chiamarla “solitudine dei lavoratori”, il punto è chiaro: non ci possiamo più permettere una politica che non abbia come priorità il lavoro e i suoi diritti. Questo le persone che incontro lo sanno benissimo, è un altro il problema che mi trovo spesso di fronte. La “solitudine” ha prodotto in chi lavora una totale sfiducia nella politica, ed è questa la distanza che sto misurando in questi giorni. Infatti prima ancora che cercare consenso sul programma che intendo attuare, mi trovo a dover convincere in merito all’utilità di andare a votare.

Non è facile, la disillusione è tanta, e per buona parte comprensibile. Rimane il fatto, forse banale ma assolutamente vero, che se i lavoratori decideranno di non occuparsi di politica, quest’ultima di certo si occuperà di loro e delle loro vite. E certamente non possiamo più permetterci un altro ventennio di politiche di destra che in nome delle ragioni del mercato e dei suoi interessi hanno aumentato le disuguaglianze, imposto la precarietà, negato diritti e democrazia nei luoghi di lavoro e fuori.
Non è questo il momento di vendere illusioni o false promesse, si tratta piuttosto di raccogliere una sfida e provare a giocarla tutti/e insieme. Una politica che si occupi del lavoro è da ricostruire ed è l’unica vera ricetta, io credo, per uscire in maniera dignitosa da questa crisi. Questo chiedo ai lavoratori e alle lavoratrici che incontro in questi giorni, con la stessa onestà e franchezza di sempre.

Solo se noi occupiamo la politica, questa si occuperà del lavoro!

Giorgio