Oltre la solitudine: il 24 e il 25 dalla parte del lavoro

Ed eccoci alla fine di questa strana campagna elettorale breve ma intensa. Un mese e poco più dove l’obiettivo, il minimo sindacale (deformazione professionale), era cominciare a ricucire quello strappo tra la politica e la società consumatosi negli ultimi anni.
Un compito ancora più arduo dopo una stagione di “tecnici” e delle loro scelte vendute come unica strada percorribile.
Poco più di un mese per riuscire a dire che un’alternativa è possibile, che altre scelte si possono e si potevano fare, che un’uscita diversa dalla crisi è necessaria.
Mi sono imbarcato in questa avventura con la consapevolezza che il primo ostacolo da superare era la sfiducia nella politica e nella sua utilità, mi sono trovato a discutere, e in alcuni casi a convincere, del banale “occupati di politica che tanto la politica si occuperà di te”.
Avevo con me in questa campagna elettorale un unico assillo che mi accompagna da molti anni: la solitudine dei lavoratori e delle lavoratrici. L’unica vera ragione per cui ho deciso di “prestarmi” alla politica in questo momento. L’ho fatto, come sapete, da indipendente in Sinistra Ecologia e Libertà perché credo che sia la garanzia di una coalizione – Italia Bene Comune – capace di guardare al lavoro e ai suoi bisogni nel modo giusto. Per farlo è necessario che questo centrosinistra sia autonomo nei numeri e possa governare da solo. Insomma è necessario battere tutte le destre e impostare l’agenda di questa paese sulle priorità del lavoro e dei suoi diritti.
Non ci possiamo più permettere che alcuni temi rimangano fuori dal dibattito e dalla rappresentanza politica come accaduto in questi anni.
Domenica 24 e lunedì 25 febbraio si vota, vi chiedo di seguirmi e seguirci in questa sfida non solo nella cabina elettorale ma anche dopo per continuare a lavorare affinché questo paese possa invertire la propria rotta. Io intendo esserci per questa ragione, come una sorta di candidato a progetto.
Tra poco sarà silenzio elettorale, a romperlo dovranno essere parole e fatti concreti per un’Italia più giusta e dalla parte del lavoro, il nostro bene comune.

Giorgio Airaudo